Saranno state le dieci quando ieri uscii di casa per recarmi con la
Collega al cinema; l'intento era di assistere all'ennesimo colpo inferto dal
cinema italiano a se stesso, per comprendere il male che affligge la società italiana, soprattutto tra i più giovani; l'occasione fu offerta dall'iniziativa di Warner Village per cui ottenemmo gratis i biglietti per il film.
Dopo la sequenza di pubblicità fuori fuoco e di trailer dei nuovi film di
Neri Parenti,
Vanzinas e
Pieraccioni, che mi illuminarono sulla totale assenza di attori nei film natalizi (e non) del nostro paese, "
Come tu mi vuoi" ebbe inizio.
Il film si apre con un'esibizione di gambe tette culi (da qui l'espressione cool-tura, comparsa su un cartellone pubblicitario raffigurante due chiappe sode) che finirà solo al minuto 107; la protagonista è una classica "sfigata cinematografica": occhiali spessi, capelli raccolti e unti, brufoli sparsi, vestita come la nonna, con una smorfia ridicola stampata in volto.
Il male che fa questo film non dipende dalla mancanza di una trama, ma dal ritratto che fa del "mondo giovanile" e dell'Università in Italia. Per gli autori, infatti, i giovani sono quelli dei Parioli a Roma, che vivono all'insegna di un indeterminato
divertimento, posto da qualche parte fra discoteca, scopate occasionali, chirurgia plastica e cocaina; l'Università è invece stata trasformata in un'eterna ripetizione della scuola superiore, dove anche i cazzoni ricconi passano gli esami con 18 senza avere mai studiato, e dove i docenti non fanno altro che sbavare sulle aspiranti assistenti seminude.
I dialoghi sono terrificanti: passano dall'irritante all'offensivo all'incredibilmente vuoto senza soluzione di continuità, le trucide battute fanno spesso ridere i presenti in sala, che ovviamente vorrebbero vivere in quel fantastico mondo di macchinone e paghette da mille euro sganciate dal padre.
Insomma, la
cultura è da sfigati, infatti la
cultura non si può ballare in discoteca; le cose importanti sono lo shopping e le visite dall'estetista.
L'aspetto agghiacciante è che il messaggio del film è "Tutti quelli che studiano o si interessano alla cultura (intesa come conoscenza), cioè gli sfigati, se solo avessero l'opportunità di entrare nelle grazie dei più
fighi rinnegherebbero e cancellerebbero subito la loro identità e il loro intero sistema di valori, per darsi alle
vere gioie della vita".
Spero che la mia sorella sedicenne non vedrà questo film.
Sarebbe inutile parlare della colonna sonora -banale al punto giusto- ma non si può ignorare, in quanto sputa sopra a gruppi a me cari come
Blonde Redhead e
Marlene Kuntz.
Inquietante il
myspace del film.