[Insomma, non mi interessa il fatto che nessuno leggerà questo post; né che sia istituzionalmente "in ritardo". Né che sia incompleto, impreciso o confuso a livello sociologico, grammaticale, storico, eccetera.]
Il 2008 è stato l'anno in cui ho compreso che la musica è la mia religione, o almeno in cui ho aggiunto una base teorica a questa convinzione.
Studiando il pensiero di vari sociologi, dall' illuminato Alexis de Tocqueville, il seminale Karl Marx, il metodico “Emilio” Durkheim, il maestro “Massimo” Weber e il visionario “Giorgio” Simmel ad altri più vicini a noi come il geniale Erving Goffman e i vari etnometodologi, alcune riflessioni sulla mia vita hanno coerentemente assunto una forma definita.
I suddetti autori hanno tutti, in modo più o meno approfondito, studiato il rituale e la religione nei loro effetti sulla società e sull'individuo: ne ho concluso che l'ascolto di musica ha per me un carattere rituale che sostituisce la pratica che i più rivolgono a Dio, agli Stereotipi mediatici o allo Spegnimento Del Cervello.
La religiosità che contraddistingue il mio ascolto di musica consiste in un rito quotidiano durante il quale sospendo le mie angosce (da non trascurare l' Incertezza Ontologica di cui ha parlato Anthony Giddens) ed evito di impazzire di fronte alla massa di Individui Storditi, Docili ed irrimediabilmente Eterodiretti che popolano questa terra (in cui ovviamente includo me stesso, ma purtroppo per me il velo di Maya è stato squarciato).
Ogni giorno in questo 2008, dunque, mi sono mantenuto in condizioni di rispettabilità sociale e ho conservato la mia faccia grazie (oltre alla costante presenza salvifica di “B.”) all'energia che la pratica cultuale dell'ascolto di melodie di diverso genere, colore e odore mi hanno trasmesso e che hanno continuamente rinnovato.
Dopo la premessa, posso passare - per il privilegio dei due lettori di questo blog - alla classica elencazione dei dischi che mi hanno accompagnato durante quest'anno, rigorosamente in disordine:
VIVIAN GIRLS self titled: snobbate per tutto l'anno, mi sono deciso ad ascoltarle solo un mese fa. E non ho più smesso. Un'ottima conclusione per quello che è stato senz'altro il mio “Anno Lo-Fi”.
THEE SILVER MT. ZION MEMORIAL ORCHESTRA & THE TRA-LA-LA BAND 13 Blues for 13 Moons: iniziai quest'anno ascoltandolo e ne scrissi qui; monumentale, appunto.
MOTORPSYCHO Little Lucid Moments: era marzo e l'ultima cosa che mi aspettassi era un nuovo album dei norvegesi; una piacevole sorpresa, dopo le ultime deboli uscite. Il suono torna ad essere robusto e solido e la loro psichedelia si trova a proprio agio nei quattro lunghi pezzi dell'album.
THE ORGAN Thieves EP: l'epifania del 2008. Sei canzoni che non mi hanno mai stancato, il pop chitarristico delle quattro di ... mi ha sedotto e imbambolato per mesi. Il “disco” dell'anno.
SANTOGOLD self titled: il mio self più danzereccio ha esultato all'ascolto del suono iper-prodotto dell'album, ma soprattutto nel sentire un singolaccio come You'll Find the Way.
TIMES NEW VIKING Rip It Off: ecco gli alfieri dell'Anno Lo-Fi. Pop a bassa fedeltà da gustare e ri-gustare all'infinito.
NO AGE Nouns: eh sì, su di loro nutrivo delle aspettative consistenti, ma non hanno deluso. Tutti dicono che dal vivo fanno schifo, ma finché non toccherò con mano continuerò a pensare che il duo abbia proprio talento.
ULAAN KHOL II: Steven R. Smith mi aveva già catturato l'anno scorso con “I”, la prima parte di questa sua nuova identità. Il rumore satura i canali audio fino a stordire; in senso positivo, uno dei migliori dischi con cui mi sia addormentato la sera durante il 2008.
EUGENE MCGUINNESS self titled: il pop solare del giovane scozzese ha nuovamente estrapolato dal mio corpo il self danzereccio, oltre ad avere rischiarato e colorato parecchie giornate di questo grigio ultimo trimestre dell'anno.
CRYSTAL ANTLERS self titled EP: 25 minuti molto promettenti. Spero che l'accasamento presso Touch&Go darà i migliori frutti, intanto mi godo lo stordimento psichedelico-shoegaze dell'omonimo esordio.
WHY? Alopecia: l'ho apprezzato moltissimo senza nemmeno ascoltarlo a sufficienza; lo assimilerò nel 2009, ma meritava di entrare in questo elenco.
KØBENHAVN STORE Action, Please!: nei primi mesi dell'anno i romani K.B. sono stati una presenza fissa nelle mie concavità auricolari. La lezione di vario post rock è condita con un gusto molto zuccheroso di melodia ed effetti elettronici che si amalgamano in un' atmosfera molto emo-zionale; assai godibili dal vivo, peccato che a Vicenza fossimo in due (escluso l'entourage delle band e i proprietari del locale).
MOUNT EERIE with JULIE DOIRON & FRED SQUIRE Lost Wisdom: è una collaborazione molto ricercata e molto azzeccata da parte di Phil Elverum, registrata in casa. Soffice e delicata, breve (poco più di 20 minuti), è una piccola perla di folk ed amore per la vita frugale. Acquista merito in quanto ho scoperto che Julie Doiron era membro di un gruppo molto pregevole nei 90s: gli Eric's Trip, sui quali mi sono a lungo soffermato durante le trasferte patavine verso l'Università.
CONOR OBERST and the Mystic Valley Band self titled: inaspettato anche questo, dato il recente “Cassadaga” a nome Bright Eyes (non l'avevo ancora ascoltato); ciò nonostante, molto più significativo. Non ha mai inventato nulla il nostro (?) Conor, ma lo fa dannatamente bene. Gli ho dedicato molti ascolti appassionati, ebbene sì: come a un Dylan dei nostri tempi, nel bene e nel male.
OFFLAGA DISCO PAX Bachelite: disco dell'anno per svariati motivi. La malinconia pervasiva, le chitarre atmosferiche, l'onomastica e la lungimiranza, gli innumerevoli concerti, Max al Soundlabs.
[Ci sarebbero altri gruppi, che non hanno pubblicato nulla quest'anno ma che sono stati significativi per me; sarà per un'altra volta, dato che entro la prima settimana dell'anno DEVO pubblicare questo post. A presto.]